Love shouldn’t hurt – International day against violence on women

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Ci vuole davvero una giornata internazionale per mobilitare il gentil sesso, per ricordare ancora una volta un cancro dell’umanità che tuttavia ha una presa particolarmente tragica in Italia? Evidentemente sì, perché nella maggior parte dei casi le donne tacciono – se ne escono vive- le violenze subite, per vergogna del danno subito o per vergogna nei confronti della persona con la quale hanno perso tempo e/o addirittura parti fisiche di sé o per la paura di esserne ancora vittime, o forse per il sollievo di essere riuscite a liberarsene. Sollievo che pur portando il segno di qualche livido del resto induce a sperare che la piccolezza di chi ha compiuto la violenza si esaurisca appunto con la soddisfazione di costui nel gesto e non vada oltre. E tutta l’onta subita cancelli i ricordi di una storia che sana non poteva essere. Eppure il silenzio uccide la dignità e aiuta ad alimentare un fenomeno terribile, grottesco, mortale. Abbiamo superato il medioevo, non siamo più messe al rogo per stregoneria e non vestiamo più cinture di castità. Viviamo in un occidente dove non esistono lapidazioni per adulterio e harem dove i mariti possono disporre di noi come vogliono. Eppure troviamo uomini più subdoli che fanno della violenza uno strumento privato di terrore, una soluzione per gonfiare la loro piccolezza di potenza contro un corpo più debole e dolce, che dovrebbe essere solo rispettato e baciato. Un corpo che in uno scontro fisico trema di fronte ad un altro che è il doppio. Impotente, mentre la mente cavalca in preda al terrore. Perché la violenza fisica su una donna va ben oltre al dolore fisico, è una violenza anche mentale. La stessa violenza che porta a non denunciare uno stupro o dei segni evidenti di maltrattamento. Mi sembra doveroso dire la mia su questo tipo di primitivismo, insicurezza e inferiorità caratteristico di uomini che tali non possono essere definiti e mai potranno esserlo. Perché qualsiasi violenza venga compiuta andrebbe denunciata in modo da far conoscere lo stigma di tale individuo, che non potrà mai sopprimere i suoi istinti se già non c’è riuscito. Individui che oggi e domani magari alzano le mani, prendono a schiaffi e pedate; ma dopodomani potrebbero sbizzarrirsi con qualcosa di tagliente e magari ucciderti dolorosamente, se va bene con un colpo di pistola. Denunciare sperando che ci siano pene talmente dure per i recidivi o gli assassini da indurre alla paura con torture psicologiche come penitenziari o castrazioni chimiche. Tali uomini non son degni di amare e girare in societá impuniti, quantomeno nel 2013. Non sono una femminista pura: mi reputo anzi una ragazza tradizionale, di vecchio stampo, che reputa le donne troppo intelligenti da poter pretendere di occupare i posti di lavoro più importanti con il solo argomento di un tempo che sta cambiando e la parità.La parità dei sessi non esiste e non dovrebbe nemmeno essere postulata; del resto sono convinta che buona parte di questa violenza nasca proprio da un complesso dell’uomo moderno che vede intorno a sè sempre meno donne vere, bensì donne che vogliono vestire i pantaloni e assumere ruoli più importanti dei loro. Io semplicemente reputo le donne il motore della specie; degli esseri fatti per essere amati e che amando creano l’estensione di una coppia e dell’umanità. Esseri che soffrono terribilmente nel momento del parto, perdono litri di sangue durante la loro esistenza e nel contempo si prendono cura del proprio compagno e che con la loro dolcezza infondono coraggio e forza. Quindi, esseri da adorare e coccolare in tutti i modi possibili, da accarezzare con petali di rosa. Ma soprattutto,esseri da rispettare. E il rispetto di chi vendica qualsiasi danno subito con le mani, oltre ad andare contro alla natura e ad ogni etica, non è nemmeno rispetto per sé stesso.
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Denunciare, reagire, è meglio che subire.
Ciò vale in tutti i campi, ma in questo merita una battaglia, un’unione intergenerazionale tra tutte noi. Una solidarietà femminile che spesso manca o che ancora più spesso è citata invano.

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