Culture, Politics

My Way

Recensisco la biografia di Silvio Berlusconi scritta da Alan Freedman. Corrispondente a Milano per il Financial Times negli anni ’80, il giornalista lo aveva  criticato aspramente; eppure ne era affascinato. Come lo era dal Nixon travolto dal caso Watergate, così lo era dal controverso  uomo che ha dominato la vita economica e infine politica italiana dagli anni ’70. Mi è piaciuto moltissimo. Nessuna tappa della vita di SB è trascurata, ci sono capitoli specifici per ogni suo prodigio: la sua infanzia durante la guerra, la gioventù come ragazzo già molto intelligente e simpatico ai salesiani e alla facoltà di giurisprudenza, il suo gruppo musicale con l’amico Fedele Confalonieri e la sua autonoma carriera come cantante animatore sulle crociere e in un bar parigino (abbiamo quindi almeno un punto in comune!); l’inizio di un impero immobiliare, mediatico e calcistico; la politica, una missione vera e propria per salvare l’Italia con i suoi imprenditori; i successi internazionali; gli eccessi che avrebbero portato ai processi ed infine la condanna e i nuovi progetti. Perché lui si ritirerà soltanto dopo aver (ri)vinto. 

  
Inutile dire quanto io di partenza stimi Silvio Berlusconi. Averlo incontrato e abbracciato, detto due parole e lasciato un mio ricordo è stato il coronamento di una mia aspirazione – o per meglio dire l’inizio. Sono quindi felice di aver letto finalmente qualcosa di imparziale su di lui; gli aneddoti e gli approfondimenti di una storia che i più sanno solo a metà, tralasciando quegli aspetti che gli darebbero un credito indiscusso nei confronti della storia – come ad esempio: avere ottusamente resistito alle pressioni del FMI per un inutile prestito; avere proposto e organizzato summit importanti come quello di Roma nel 2002; non essere intervenuto con azioni decisive in Medio Oriente (sono stata sconvolta da quel che ho letto su Sarkozy, un personaggetto veritabile, misero almeno quanto sua moglie, radical chic senza cervello); non avere troppo sulla coscienza la morte di Kadhafi (che avesse ragione a sostenerlo e che lo rimpiangiamo oggi con il problema migranti e Isis); soprattutto avere salvato l’Italia dal comunismo con la sua discesa in campo nel 1994! E poi tanto altro… su cui discuterei volentieri, perché questa biografia andrebbe diffusa e non esagero dicendo che andrebbe fatta studiare nelle scuole..! 

Il giudizio è imparziale, l’autore ammette che SB ha pregi e difetti… Solo che non si può discutere il suo carisma, il fatto che rappresenta l’Italiano, come tanti uomini vorrebbero essere. Ha rimodellato un paese sul piano politico, militare e culturale come nessuno aveva fatto….oltre a Mussolini. 

Ha portato colore, musica, speranza. Ha trovato la strada dell’immortalità. Forza Silvio! 

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