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Morte in prospettiva

Risorgo da una morte, letteralmente!

#UmbertoEco è morto, e ne ho avuto il sospetto sia ascoltando troppe notizie dalla Francia oggi sulle sue opere in uscita, sia leggendo tante citazioni su Facebook. Quindi ho consultato l’ Huffington Post (cosa che di solito faccio quotidianamente) e ho avuto conferma del nero presentimento. Ma perché non ci sono mai presentimenti buoni quando abbiamo a che fare con i media? Stavo meglio senza sapere che Umberto è morto – anche se l’unico approccio con lui non fu proprio gradevole, dato che fui obbligata a leggere “come scrivere una tesi di laurea”. Ma anche dovendone giustamente essere al corrente, è ingiusto per un artista essere citato con frequenza solo al momento della propria morte. Se tutto è effimero, questo è oltretutto infausto.

Perché non dedichiamo notiziari su opere e musica, invece di parlare sempre di morte, morti e catastrofi naturali? 

Pensiamo a quanto è bello il mondo e non facciamo i sensibili sull’ennesimo personaggio che ci lascia perché al momento del suo ultimo respiro c’era chi lo condivideva davvero come lui, ma c’era anche chi lo provava per la prima volta. 

Spazio ai giovani e alla creatività, e impariamo ad amare tutti gli Echi passati, presenti e futuri!

Inventiamo un gioco, ogni giorno celebriamo un personaggio, per lettera alfabetica. A ad esempio come Adriano Celentano, Alessandro Magno, Alexandre Dumas, Abraham Lincoln, Alessandra Cantini…. E via dicendo 😉

  
È comunque sul tanto citato discorso sulla morte dell’autore che mi ispira questo post: credo che capire presto che questo mondo è composto perlopiù da coglioni, fa vivere e accettare meglio il presente. È stato anche statisticamente dimostrato da Pareto e posto in grafico da Cipolla (sul quale credo di aver già scritto un post in proposito ai miei esordi ma che ripeterò poi).  I più pericolosi di cui gli intelligenti sono coscienti sono i coglioni falliti che si credono intelligenti. Da persone così meglio starne alla larga e non litigarci – per non finire al loro livello ed essere battuti dall’esperienza.

Trovo questo discorso davvero sciocco. Dove sono tutti i carpe diem della storia? Umberto Eco era convinto della sua immortalità evidentemente… Perché l’articolo spinge a vivere da capre, da filosofi naives in un quieto vivere che quieto non è, perché se tutti credessero che le persone citate dall’autore stiano facendo qualcosa di buono non ci sarebbe neanche l’illusione di potere davvero tu individuo uscire dal magma e fare qualcosa di davvero buono. Nella prospettiva che il domani davvero non è certo, e questa è l’unica certezza che che un saggio può avere. Osando, vivendo e distinguendosi oggi facendosi sentire e rendendosi utile – o almeno pronto a morire coerente, unico e fedele con sè stesso fino all’ultimo respiro, che ohimé e per fortuna non sappiamo quale sarà ma avendo vissuto riesumerà tutta la meraviglia che è la vita. 

E Umberto Eco non doveva permettersi di criticare l’unicità del mio relatore, Marco Tarchi! Intellettuale coraggioso e unico, una rarità universitaria. Gli mando un caro saluto se leggerà. Grazie per l’ispirazione. 

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